Cerca
  • Piz

Piccole Stoiche

Aggiornato il: feb 10


In questo momento il mondo intero si sta chiedendo se, nel 2020, ci fosse il bisogno di riportare sul grande schermo l'adattamento di un romanzo di formazione rosa di oltre 150 anni fa.

La risposta è semplice.

Se qualcuno non avesse riproposto Piccole Donne scombinando gli assi temporali, o non avesse dato rilevanza, o meglio, dignità, a ogni singolo personaggio, o non avesse mostrato l'attualità dei bisogni femminili di un'epoca che ci sembra tanto, troppo lontana per assomigliarci o non avesse rivelato le ragioni di uno dei più melodrammatici e incongruenti finali della storia della letteratura, allora la risposta sarebbe no: non ce ne n'era bisogno.

Ma Greta Gerwig l'ha fatto.

Infatti Greta Gerwig ci inietta nel bel mezzo della vita adulta delle sue piccole donne, la smembra, la mischia e la paragona alla loro vita insieme, da giovani e allegre sorelle.

Lo fa con un intento molto chiaro: dare importanza a quello che fino a ora era la trama messa insieme un po' alla rinfusa per riempire gli ultimi capitoli di un sequel scritto di corsa. Perché all'epoca delle Piccole Donne non importava chi tu fossi, se una indipendente Jo o una casalinga Meg, quando diventavi grande potevi solo morire o sposarti. Non c'era molto d'altro, o di rilevante. Invece questa è l'epoca in cui ci piace credere che la vita cominci quando usciamo di casa, e Greta Gerwig vuole che anche la vita delle sue piccole donne inizi come quella dei piccoli uomini e donne di oggi.


Greta Gerwig è l'incarnazione del femminismo. Non c'è regista oggi che sappia descrivere le donne come ci riesce lei. Ecco perché riesce in un'impresa non da poco: farci amare Amy.

Lei è la classica ragazza più bella di noi, più amabile di noi, più apprezzata di noi, per la quale la fortuna sembra avere un occhio di riguardo. Ma la verità è che lei è anche la ragazza più fragile di noi, più insicura di noi, più incline ad accontentarsi di noi e alla fine dei conti, forse un po' invidiosa di noi, del nostro carattere forte, del nostro temperamento polarizzante, della nostra voglia di libertà. Greta Gerwig ci insegna a capire le Amy che ci circondano tutti i giorni, ad ascoltare la loro storia, la loro versione dei fatti e a rispettare le battaglie che anch'esse combattono.

E cosa c'è di più femminista di imparare ad accettare una che alla fine si fa Timothée Chalamet?!


Il femminismo di Greta Gerwig è un femminismo realista, autentico, veritiero. Le sue donne non sono supereroi, e nemmeno top manager. Non sono gli adattamenti al femminile dei personaggi maschili che oggigiorno avrebbero fatto vendere troppo poco.

Le sue sono donne attuali, anche se di 150 anni fa.

Sono donne che si sentono sole, mai del tutto soddisfatte, incomplete, menomate da una scelta che tutte le donne ancora oggi si trovano a fare tra la propria realizzazione come individuo e la propria realizzazione come donna: la scelta tra il lavoro e la famiglia.

Che poi Greta Gerwig riesca a dire tutto questo in una scena, beh questo è Greta Gerwig.



Ma l'essenza, la finezza, la profondità del lavoro di Greta Gerwig si raggiunge solo alla fine delle sue Piccole Donne, quando senza urlarlo, senza sbandierarlo, con un semplice gesto, fa soffermare la camera sulla mano sinistra di Jo March, mentre regge il suo libro fresco di stampa.

Poco prima avevamo assistito all'immotivato, inspiegabile e del tutto incredibile ritorno del suo futuro marito: un deus ex machina che profuma ancora di inchiostro, proprio come l'aggiunta dell'ultimo minuto e il contentino per un editore un po' retrogrado.

E infatti nella mano sinistra della Jo March di Greta Gerwig, che alla fine stringe il frutto della sua scelta, troviamo un anulare stoicamente senza anello.



INTENSITÀ DELLO STOIC PUNCH: 8,3
  • Bianco Facebook Icon
  • Bianco Instagram Icona
  • Bianco LinkedIn Icon

© 2020 Daily Stoic Punches 

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now