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A BOAT TO AN ISLAND ON THE SHELF

Aggiornato il: 27 ago 2019

Noonday Dream, di Ben Howard

Invecchiare è qualcosa che intimidisce tutti. Da chi cerca di affogarne anche il più lontano pensiero in un goccio di whisky, a chi zittisce i ricordi accumulati con gli spari di un safari in Africa, a chi abbandona il proprio cammino perché appesantito dal carico di anni sulle spalle, a chi infine trova il coraggio di affrontare la crescita e trova il modo di aiutare nuove generazioni a fare lo stesso.

Abbracciare l'invecchiamento è un tuffo in acque molto profonde, che ti inzuppa di tormento, che ti trascina in un fondo di malinconia, e che spesso ti lascia addosso un brutto raffreddore di indolenza capace di contagiare chiunque tu abbia attorno.

Perché guardarsi alle spalle, e farlo con una dose sufficiente di onestà, mette in discussione ogni gesto compiuto e ogni scelta intrapresa, e nella maggior parte dei casi, mette tutto in prospettiva.

Le fatiche, le lotte, gli scontri, il sentiero polveroso percorso a tentoni, le altissime onde solcate, ogni cosa fatta in virtù di una ricerca di soddisfazione, di realizzazione, di un bisogno, di un sogno, talvolta, guardandosi indietro, appaiono dannatamente vani.

E il momento in cui tutte le priorità vengono rimesse in gioco e gli obiettivi crollano, stanne certo, arriva. C'è per chi arriva a 52 anni e chi a 27.


Sono le due età ben diverse in cui di due artisti diversi, dal calibro decisamente distante, hanno accolto l'idea di star invecchiando e hanno creato due opere che poco, per la letteratura, avranno a che fare, ma che per me sono come la pera e il formaggio.

Insieme sembrano svelare sapori nuovi, più intensi, si accrescono, amplificano le proprie dolcezze e ci fanno assaporare qualcosa di cui non possiamo dolorosamente fare a meno.

Ciò che Noonday Dream ha chiamato in causa - o alla mia memoria - è il racconto che ha spazzato via la mia giovinezza e ha ribaltato ogni convinzione e proposito.

Perché per me Noonday Dream suona come Il Vecchio E Il Mare.

Perché non riesco a trovare molto di diverso tra la storia di un pescatore esausto e quella di un ragazzo sensibile.

Entrambi ne hanno attraversate tante, sorretti soltanto dalla propria forza di volontà, nutriti dal lampante talento che scorre dentro le loro mani, quando sciolgono un filo da pesca o quando pizzicano la corda di una chitarra mancina. Entrambi anelano a qualcosa, fosse anche solo trovare il loro posto in un caos di suoni e nodi da slegare. Fosse anche solo qualcosa che li fa andare avanti e li spinge a salire su delle precarie assi di legno di una barchetta o un palcoscenico.

Ma soprattutto entrambi ci stanno lasciando qualcosa, ci stanno mostrando quanto è impossibile sfuggire al fallimento, alla delusione, alla crudeltà delle correnti che minano la tua rotta, alla stessa solerzia di un grosso pesce, alla voracità degli squali che vogliono portarti via brandelli della tua felicità. Entrambi stanno provando a insegnarci come affrontare gli anni che passano e come superare ogni cosa, consci di ciò che conta davvero.

To care or not to care

to be there

in the distant and uncertain


Ben Howard è cresciuto, ha guardato indietro, verso i suoi vent'anni e rimanendo se stesso si è trovato costretto a cambiare. Lo doveva alla sua gioventù, al suo folk troppo insolito, troppo sapiente, a quei quattro anni in cui sembrava finito tutto, al settore che fagocita ogni cosa e non perde tempo per rinnovarsi. Soprattutto lo doveva a noi, troppo cresciuti, troppo invecchiati, troppo stanchi di chitarre che cantano di storie d'amore finite. Noi che avevamo letto Hemingway e che avevamo bisogno di qualcun altro ad accompagnarci verso la vecchiaia. Di qualcun altro che ci ricordasse che arrivati alla fine forse bisogna solo godersi la luce delle prime ore del mattino e l'ombra sotto gli alberi.


INTENSITÀ DELLO STOIC PUNCH: 7,8

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FOR ENGLISH SPEAKING FRIENDS: Getting old is something that scares everyone. From those who drown out the most remote thought in a glass of whiskey, to those who hush the memories with the shots from an African safari, to those who leave their own path weighed down by the burden of years on their backs, to those who find the courage to face growing and to find a way to help new generations do the same.

Embracing aging is like diving into deep waters, which can soak you in affliction, drag you down in melancholy and which often can leave you with a bad cold of indolence capable of infecting anyone’s around you.

Because looking over our shoulders, and doing it with an adequate dose of honesty, questions out every single move and every single choice made, and, in most cases, puts everything into perspective.

The hardships, the struggles, the clashes, the dusty path walked on groping, the very highest waves furrowed: everything that was done just searching for satisfaction, realization, a need, a dream, sometimes, looking back, seems all damn pointless.

Sooner or later the time when all the priorities are put back into play and all the goals collapse arrives. Be sure about that. For someone it arrives at 52, for others at 27.

These are the two very different ages of in which two different artists, from definitely distant caliber, have accepted the idea of ​​getting older and have created two works that, in a theoretical perspective, will have very little in commons, but taste like pear and cheese.

Together they seem to reveal new, more intense flavors, they grow, they amplify each other sweetness and make us savor something we cannot painfully live without anymore.

What Noonday Dream has called out is the story that swept away my youth and overturned all my convictions and purposes: to me, Noonday Dream sounds like The Old Man And The Sea.

That’s because I can't find much difference between a story of an exhausted fisherman and a sensitive boy. Both have gone through a lot, supported only by their own willpower, nourished by the obvious talent that flows through their hands, when they unravel a fishing line or when they pinch the strings of a left-handed guitar. Both yearn for something, just to find their place in a chaos of sounds and knots. Or maybe just something that keeps them going, something that urges them to climb onto the precarious wooden planks of a boat and a stage. But above all, they are both leaving us something, they are both showing us that's impossible to escape failures, disappointments, the cruelty of the cold water currents that can shake your course, your same determination in the jumps of a big fish, the voracity of the sharks that want to take away shreds of your own happiness. Both of them are trying to teach us how to face the passing years and how to overcome everything, aware of what really matters.

To care or not to care

to be there

in the distant and uncertain

Ben Howard has grown up, he looked back in time, towards his twenties, and while remaining the same, he was forced to change.

He owed it to his youth, to his too unusual, too wise folk, to those four years in which everything seemed ended, to the market that chews everything and wastes no time to renew itself. But most of all, he owed it to us, too grown up, too grown old, too tired of sweet guitars that sing about ended love stories. We, who had read Hemingway and who needed someone else to lead us towards old age. Someone else who reminds us that at the end maybe you just need to enjoy the early mornings and the shadows under the trees.




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