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LOVER OF HAIR CUTS

Lover, di Noah Gundersen



C’è dello stoicismo nel pendolare. Qualcuno dice. Eppure certi giorni, quando i treni sono puntuali e non capito accanto a dei neonati, per me pendolare è un piacere. Perché con un libro in mano e un disco nelle orecchie mi sembra di usare quel tempo che avrei speso a truccarmi o incolonnata nel traffico in qualcosa di attivo, che in qualche modo mi arricchisce.

Il più delle volte il mio è solo un mero ascolto passivo, un lieve sottofondo ai miei pensieri e alle mie letture. Ma ogni tanto invece capita che io mi accorga di aver fatto la scelta giusta. Succede quando mi ritrovo a lasciare tutto da parte, tirare le briglia alla mia mente, mettere il segnalibro e fermarmi ad ascoltare quello che si sta riproducendo.

Mi è successo recentemente con Noah Gundersen e il suo album nuovo di zecca. Dopo aver passato qualche mese a tenere a loop i singoloni Robin Williams e Lover è finalmente uscito l’intero disco. E già nella scelta di far uscire un disco che porta lo stesso nome del nuovo disco di Taylor Swift, lo stesso giorno dell’uscita del nuovo disco di Taylor Swift, ci trovo dello stoicismo. O quantomeno della coerenza per chi un paio di anni fa aveva scritto “Number one hit of the summer, you can go fuck yourself”. Quindi fermi tutti, libertiamo la mente e ascoltiamo bene questo disco.


Lo avevamo lasciato così Noah Gundersen, incazzato e disilluso su tutto, sulla vita che aveva scelto, sulla difficile carriera da songwriter indie, con i capelli lunghi e le giacche di pelle, le chitarrone e una batteria che ti faceva dire ah ma quindi esiste qualcuno che sa intravedere il futuro del rock’n’roll.

Oggi lo ritroviamo come un Justin Bieber più vecchio, platinato e a torso nudo, che canta di amori sciupati e notti di sesso. Ma quella rabbia, quella delusione, quella confusione che ci hanno fatto innamorare di White Noise e ci hanno fatto sentire meno soli, meno incompresi, meno strani, non si sono perse in Lover, si sono solo concentrate su un unico aspetto della vita che andando avanti con l’età diventa totalizzante: le relazioni sentimentali.

Lover è un album che dà voce a ogni sentimento che vorremmo nascondere alla nostra mente e a ogni scelta che vorremmo cancellare dalla nostra coscienza. È quasi un concept album che sviscera ogni specifico momento di una relazione, ma di una relazione di un pessimista che in fondo anche con al fianco una donna continua a sentirsi inadatto: dallo spettro che ti dice che tanto non durerà, alla dolcezza, la leggerezza e la libertà dell’innamoramento, alla fatica di far andare avanti le cose, all'urto doloroso del distacco, fino al tormento delle chiamate e del sesso post separazione.


Lover è un album che sembra quasi un libro, con capitoli sparsi e personaggi che di volta in volta forse cambiano. È un insieme di interviste a uomini schifosi, con un unico vero uomo schifoso, te stesso. È un libro dalla copertina minimalisticamente curata, fatta con synth e drumpad e ricco di illustrazioni di chitarra messe nel punto giusto, ma è in realtà un libro in cui conta una sola cosa: i testi. Perché Lover è come Noah Gundersen stesso: dimenticati i riffoni, i dinamismi e i capelli lunghi, compra il disco (anche se none buys records anymore), scartalo, ascoltane ogni parola, ma innamorati solo del suo bel faccino.


INTENSITÀ DELLO STOIC PUNCH: 7,2

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FOR ENGLISH SPEAKING FRIENDS:

There's stoicism in commuting. Somebody says. Yet some days, when trains are on time and I don't end up sit next to newborns, commuting is a pleasure to me. Because with a book in my hand and a new record in my ears, the time that I spend traveling instead of putting my makeup on or stuck in traffic, it seems quality time to me.

Most of the time mine is just a mere passive listening, a slight background to my thoughts and my readings. But sometimes it happens that I notice I've made a good choice. It happens when I find myself leaving everything aside, put a brake on my mind, leaving the bookmark and really bother to listen to what is playing in my headphones.

That happened recently to me with Noah Gundersen's brand new album. After spending a few months with the two singles, Robin Williams and Lover, on repeat, the whole album was finally released. Already after knowing that he decided to release a record with the same name as Taylor Swift's new album, on the same day of the release of Taylor Swift's new album, I knew it was stoicism. Or at least an act of consistency for the man who a couple of years ago wrote "number one hit of the summer, you can go fuck yourself". So you better watch out, clean up your mind, and listen carefully to this album.

We left him, Noah Gundersen, so pissed off and disillusioned about everything, about the life he had chosen, about his hard career as an indie songwriter, with long hair and leather jackets, bold guitar riffs and a drum that made you think oh well there's someone who can see the future of rock'n'roll then.

Today we find him as an older Justin Bieber, hair bleached and shirtless, while singing of wasted love stories and heavy sex nights. But all that anger, that disappointment, that confusion that made us fall in love with White Noise and made us feel less lonely, less misunderstood, less strange, did not get lost in Lover, they just focused on one single aspect of life that gets all of yourself growing older: sentimental bondings.

Lover is an album that gives voice to every feeling that we would like to hide from our mind and every choice we would like to erase from our consciousness. It's very nearly a concept album, that analyses every specific moment of a relationship, but of a relationship that a pessimist that even with a woman on his side keeps feeling unfitting can have: from the ghosts that tell you that everything won’t last, to the sweetness, the lightness and the freedom of falling in love, to the effort to keep things going on, to the painful impact of detachment, up to the torment of post-separation calls and sex.

Lover is an album that sounds like a book, with scattered chapters and characters that may change from time to time. It's a set of interviews with hideous men, with a single real hideous man, yourself. It's a book with a minimal sleek cover, made with synth and drum pads and full of illustrations (aka guitars) put in the right place, but it is a book in which only one thing really counts: the lyrics. Because Lover is like Noah Gundersen himself: forget the riffs, the dynamisms and long hair, go out, buy the record (even if none buys records anymore), open it, listen to every word, and fall in love with Noah’s bare fancy face.

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