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Perché Folklore di Taylor Swift è la cosa migliore del 2020



Un anno fa ero nell'esatta condizione di oggi: di fronte allo schermo dell'editor del sito, in attesa di quello che sarebbe stato il settimo album di Taylor Swift, fantasticando sulle belle parole che avrei potuto scrivere.

Poi il disco uscì, tanti pezzi eccellenti, catchy e all'avanguardia, un bel messaggio, una rinascita. Ma nulla di moralmente trascendentale. Passò del tempo e uscirono tanti dischi più notevoli di cui scrivere. Alla fine non scrissi nulla su quel Lover del 2019*, e l'attesa per un disco più maturo, più profondo, più audace proveniente da Taylor Swift ricominciò.


Poi il mondo si è fermato, e ora il marketing della musica sta cercando dei segnali per disegnare una mappa di questa nuova era. A sud ha trovato le dirette social delle 18, a nord-est gli streaming a pagamento, a ovest i concerti senza pubblico.

Mentre il marketing della musica - e non solo - sembra avere il fiato corto e un po' di affanno, qualcos'altro può permettersi di tirare il fiato: l'arte.

Arte intesa come esigenza di esprimersi, di processare le proprie esperienze, di esorcizzare le paure, espiare gli errori, celebrare i successi. Arte come gesto d'istinto, del profondo. Ma anche arte come ricerca, sperimentazione, progresso, tensione verso l'immortalità.

Quella stessa arte che quando ti trovi a tenere in piedi un business da centinaia di migliaia di dollari, potrebbe accadere che passi in secondo piano.

Perché all'arte deve sempre corrispondere un pubblico, e al pubblico, oggi, corrispondono le tendenze, le proiezioni, gli insight, il numero di ascolti, le playlist su Spotify, le Instagram Stories, le coreografie su Tik Tok.

Forse è questa l'arte della nostra epoca. Come diceva un Salmo ancora poco famoso Il principio di chi suona è stare in parallelo alla linea di ciò che funziona.

Del resto Taylor Swift è sempre stata la regina di questa arte anni 2000, l'arte del farsi capire da più persone possibili e del farsi apprezzare, del prevedere i gusti e quindi del vendere dischi. Eppure oggi è proprio lei a onorare un altro tipo di arte. E nel farlo riesce su tutta la linea.

Riesce nel far fruttare un periodo buio, di tournée annullate e di inattività, scrivendo 16 pezzi che dopo anni di pop, trap e grandi hit poco c'azzeccano con la sua audience. Riesce a riscrivere le regole dell'industria musicale, andando contro a tutte quelle vigenti, facendo uscire questi 16 pezzi di un nuovo album a meno di un anno da quello precedente, facendoli uscire tutti in una volta, di botto, senza annunciarli e senza pianificare grandi lanci o intricate meccaniche.

Ma soprattutto Taylor Swift riesce a urlare al mondo intero che non esistono oculate strategie di marketing o fortunate collaborazioni o ispirati ingegneri del suono o messaggi politici da cavalcare che battano la purezza, l'intensità, la preziosità di un'opera d'arte.


Perché Folklore è un'opera d'arte, nel senso più profondo del termine. Perché nasce dal cuore di un'artista che se ne sbatte di tutto e di tutti, che si ritrova in casa per mesi, ispirata e febbricitante, non per un virus che sta uccidendo migliaia di persone in tutto il mondo, ma per il suo bisogno di esprimersi, di lasciare andare le proprie mani su una tastiera e la propria penna su un taccuino, e per il suo bisogno di condividere con il mondo la sua creatura.

Con questo album Taylor Swift riesce quindi anche nel dimostrarsi l'artista più coraggiosa che è in circolo oggi. Anni fa avevo parlato del coraggio di un hipster alternativone come Ryan Adams, che senza pregiudizi e paura dei giudizi altrui, aveva reinterpretato 1989. Oggi mi ritrovo a inchinarmi davanti all'azione contraria: la regina del pop che decide di mettersi nelle mani di alcuni degli artisti meno capibili dal suo ascoltatore medio, Aaron Dessner e niente po' po' di meno che Bon Iver, per produrre un disco che suona un po' I Am Easy To Find e un po' For Emma, Forever Ago, un po' Red e un po' quello che, senza dubbio, finiremo ad ascoltare nei prossimi 3 anni.


Ecco perché Taylor Swift riesce anche a meritarsi una pagina su un blog che parla di stoicismo (non che possa essere di un qualche rilievo per l'artista più premiata del pianeta).

Perché coraggio, integrità, forza di volontà, onestà, voglia di migliorare il mondo, di tendere verso qualcosa di più grande, tutto questo è stoicismo.

Infine Taylor Swift è riuscita in un'ultima grande missione, regalarci qualcosa di buono, buonissimo, preziosissimo, in questo 2020.

INTENSITÀ DELLO STOIC PUNCH: 8,1

*veramente ho scritto qualcosa su Lover, ma di Noah Gundersen. Se vuoi puoi leggerlo qui.

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© 2020 Daily Stoic Punches 

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