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ARRIVED, SEEN, EMBRACED

Aggiornato il: 27 ago 2019

Arrival, di Denis Villeneuve

Nelle poltrone della sala c'è un mormorio diffuso. In molti si stanno chiedendo "dove sono le pistole?"- alcuni lo stanno proprio dicendo.

Avrebbero dovuto capirlo al rimbombo dei miei singhiozzi partiti al quinto minuto di proiezione, che Arrival non è fatto della stessa pasta di Independence Day.

Sì, ci sono gli alieni. Sì, sono arrivati sulla Terra. E sì, ci sono anche i militari, le Nazioni Unite, le navicelle spaziali e pure qualche esplosione. Ma questa volta gli alieni non sono altro che un pretesto, un espediente per parlare d'altro.

Nascosta in una favola, in un racconto sci-fi, c'è una storia che non poteva essere più umana: la paura del domani.

Quando tutti i valori crollano, quando manca il senso di appartenenza in qualcosa, quando si abbandona una fede religiosa, quando a dettare le nostre azioni è solo la ragione o la convenienza, il terreno su cui ci si trova a camminare è molto friabile. Spesso non ci sono nemmeno alberi, rami o rocce sui quali aggrapparsi. E spesso si procede avanti lungo il proprio cammino instabile solo per inerzia o mero spirito di sopravvivenza. Perché quando mancano convinzioni, fedi e valori, trovare una motivazione per guardare avanti non sembra importante. Osservare ciò che ci circonda non sembra necessario ai fini della camminata, cercare una risposta non è una priorità, sognare è un lusso che non ci si può permettere. Perché quando la terra sotto i tuoi piedi ti sostiene a malapena, tutto ciò che non si conosce è una minaccia, e il domani non si conosce. Il domani fa paura.


Perché non ci si sposa più? Perché non si fanno più figli? Perché l'idea di affrontare un'intera vita con qualcuno sembra un impegno insostenibile e mettere al mondo un'estensione di sé fa tremare le gambe?

Perché in fondo oggi chi crede nei legami eterni? Chi ha fede nella famiglia? Chi ha la forza di impegnarsi a far funzionare le cose? E in virtù di che cosa?

La famigia è proiettare se stessi nel futuro. E il futuro fa paura.

Perché per fare una famiglia ci vogliono i soldi, un lavoro fisso, qualcuno che ti dia una mano. Perché se vuoi fare un figlio devi essere maturo, devi potergli insegnare qualcosa.

Ma quali valori potresti trasmettergli? In che mondo insidioso vorresti scagliarlo? E se venisse deriso, o peggio escluso? E se si ammalasse?


Arrival ci manda un messaggio che la nostra educazione cattolica, la scuola italiana, la nostra individualistica società, e neppure la filosofia stoica a dirla tutta, ci hanno mai detto.

Arrival ci mostra l'importanza dell'accettare.

Accettare chi siamo, le scelte che facciamo, il destino che ci è capitato. Ma soprattutto accettare un futuro fatto delle persone di cui oggi ci circondiamo e delle scelte anche sbagliate che oggi prendiamo. Accettare l'idea di avere davanti ogni giorno nuove liti, nuovi pianti, nuovi sbagli e nuovi dolori. Con l'amore spassionato di un amante ci dice che essere come saremo va bene. Con la dolcezza di una madre ci dice che sbagliare dove sbaglieremo è normale. Con la calma di chi vede scorrere tutta la propria vita davanti ci invita ad abbracciare la sofferenza che soffriremo. Abbracciare il domani e incamminarsi guardando il più lontano possibile.



INTENSITÀ DELL'ATARAXIC PUNCH: 9.4

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