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AFTER LAUGHTER, COMES STOICISM

Aggiornato il: 29 ago 2019

After Laughter, Paramore



Chi l’avrebbe mai detto che nel 2018 a parlare del senso di tristezza sarebbe stata una band con capelli cotonati, amante dei glitter, capace di intonare pezzi ballabili, fondamentalmente pop?

Di certo non quelli che nel 2010 ascoltavano postrock e oggi si sono dati a qualcosa di decisamente più soft.


Eppure al giorno d’oggi tutto sembra essere più leggero, più allegro, più futuribile. Oggi molto nel mondo si basa sulla positività con cui si affronta la vita. La positività è una grande cosa, è ciò che riempie la mente di serenità, è ciò che rendere tutto più possibile, quasi più facile, è quella predisposizione d'animo che fa andare a posto le cose per un non si sa bene quale senso di “se ci credi si avvera”. La positività oggi è diventata un grande valore, molto più sentito della felicità. Perché oggi ormai l’abbiamo capito che non si può essere davvero felici. Ma la positività... ah la positività! La positività sì che è importante, perché è qualcosa che viene da dentro e ci mette già sulla buona strada per farcela nella vita e sentirsi bene.

E allora dimenticate le Idioteque sintetizzate, le Pain Is Beauty distorte, le Hurt sussurrate e i Wasted Years doppiocassati. Benvenuta Felicità Puttana!

È abbastanza diffuso che un Motivational Coatch porti avanti le sue teorie sulla positività come scala per arrivare in alto. In molti potrebbero cercare una relazione che abbia come obiettivo lo starbene. Ed è ormai assodato che ci troviamo in un contesto sociale in cui la positività attitudinale venga di gran lunga preferita a uno spirito critico troppo accentuato. Ma che l'arte, e la musica, si siano fatte paladine della felicità. Questo è inaccettabile.

Perché l’arte dovrebbe avere il compito di consolarti, di dirti che quella sensazione di solitudine ce l'ha anche chi sta cantando nelle tue cuffie, che quella voce che senti certi giorni, quella voce che ti dice che sei brutto e che non piaci a nessuno la sentono in tanti. Perché uno dei compiti dell'arte è proprio insegnarti il valore dello stare male, come unica porta verso qualcosa che tutti coloro che esigono da te felicità ostentata non avranno mai: la sensibilità.

E nel 2018 (o meglio nel 2016) una delle poche band che hanno avuto il coraggio di andare contro la propaganda della positività non è una band metal, non è una band scream-emo, non è un cantautore blues-country, ma sono i Paramore.

Una band che forse proprio con After Laughter abbracciano finalmente la loro natura pop, con dei ritmi catchy, dei ritornelli karaokabili è una chitarrina che ammicca sfacciatamente agli anni '80.

Ma in un disco che potrebbe essere suonato a un diciottesimo trovano il coraggio di ficcarci dentro testi che denunciano chi ci chiede di nascondere i nostri turbamenti, le nostre paure, le nostre ansie, le nostre delusioni, la nostra depressione e questa società che chiede di essere tutti un po’ più Fake Happy.


Forse volevano solo creare musica talmente orecchiabile da farci cantare tutti insieme pezzi sull'impossibilità di alzarsi dal letto, sulle sensazioni di un divorzio dopo 10 anni di relazione, sulla paura di fallire.

Forse volevano solo portare questi messaggi all’attenzione di più persone possibili con musica accessibile.

Forse volevano solo restare quelli di sempre, cioè la band tristemente ironica che voleva essere punk ma alla fine piace a troppi per esserlo.

Ma dietro le risate, le deco e i glitter, i Paramore finiscono per essere una band stoica.


INTENSITÀ DELLO STOIC PUNCH: 6,7

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FOR ENGLISH SPEAKING FRIENDS:

Who would ever said that in 2018, to talk about the sense of sadness, it would be a band with big hair, glitter lover, able to make danceable tracks, basically pop? Certainly not those who listened to postrock in 2010 and switched to something little bit softer.

However, nowadays everything seems to has got more light, more cheerful, more futurable. Today a lot is based on the positivity with which one faces life.

Positivity is a great thing, it’s what can fill the mind with peacefulness, it’s what can make everything more feasible, almost easier, it’s that predisposition of mind that can put everything into place for an unknown sense of “if you believe, it comes true”. Positivity has become a great value today, much more felt than happiness. Because today everyone understood that we can’t be really happy. But positivity, oh positivity! Positivity really matters, because it’s something that comes from inside and puts us on the right track to success and feeling good.

So now forget the synthesize Idioteque, the distorted Pain Is Beauty, the murmured Hur and the double drummed Wasted Years. Welcome Felicità Puttana (a song literally meaning Hore Happiness).

It is quite common for a Motivational Coach to brace some positivity theories as a ladder to get to the top. There are many people who look for a relationship that aims to keep themselves cool and fine. And it is by now established that we are in a social context in which a positive attitude is much more preferred than a too marked critical mind.

But the fact that art, or music, have become ambassadors of happiness. That’s unbearable.

Because art should have the duty of smooth you, telling you that the feeling of loneliness is the same the singer in your headphones is feeling, that that voice you hear some days, that voice that tells you that you are ugly and nobody likes you, is the same voice lots of people is hearing. Because one of the duties of art is to teach you the value of feeling sad, as the only access to something that all those who are asking you for ostentatious happiness will never have: sensitivity.

And in 2018 (or better 2016) one of the few bands that took the courage to go against the positivity propaganda was not a metal band, not a scream-emo band, not a blues-country songwriter, but Paramore. A band that perhaps embraced their pop nature precisely with After Laughter, with its catchy rhythms, its karaokeish refrains and its 80s guitar.

And in an album that could be listened during a sweet 16th birthday, they dare to fill it with lyrics that declare those who ask us to hide our troubles, our fears, our anxieties, our disappointments, our depression and this society that wants us all a little more Fake Happy.

Maybe they just wanted to make the music so captivating that could make us all sing songs about losing the strength to wake up in the morning, about the feelings about divorce after a 10-year relationship, about the fear of failure.

Maybe with such accessible music, they just wanted to share the message to the attention of as many people as possible.

Maybe they just wanted to remain the same as always, that is the sadly ironic band that wanted to be punk but is like by too many people to be punk.

But after laughter, bleaching hairs, sequins and sparkle, Paramore end up being a stoic band.

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