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1989 IS THE MOST STOIC YEAR

Aggiornato il: 27 ago 2019

Ryan Adams in 1989, di Taylor Swift


Rischiare la propria faccia per provare a tutti qualcosa di molto più importante va sicuramente annoverato tra gli atti più stoici del nostro tempo. O per lo meno gli va riconosciuta una certa dose di cazzutaggine.

Perché nella musica i gusti sono una cosa seria. E soprattutto i disgusti non vanno presi sotto gamba.

Se dovessi dividere il mondo della musica degli ultimi vent'anni, partirei col dividerla in due grandi emisferi: quello della roba che passa in radio e quello che viene ascoltato dalle persone fiche. Se dovessi dare due nomi a questi gruppi, li chiamerei di massa e ricercato.

Un'altra suddivisione però è necessaria, e serve a dividere la musica che suona come un grande classico da quella invece che sembra andare a cercare sempre qualcosa di nuovo. Chiamerò questi nuovi gruppi nostalgico e sperimentale.

La cosa straordinaria è che queste due categorie si intersecano perfettamente con la nostra ascissa.




Perché la musica di massa può essere sia nostalgica che sperimentale. Prendiamo per esempio Cremonini e Jovanotti: uno cerca di fare l'old-fashioned boy, l'altro il giovinastro prog. Che poi entrambi facciano egualmente schifo e siano stati nominati solo con finalità SEO, siamo tutti d'accordo. Anche la musica per pochi vede queste suddivisioni al suo interno. Per esempio i War On Drugs sono la band perfetta per trollare tuo padre e fargli dichiarare di averli sentiti in apertura ai Genesis nel '78. Al loro opposto troviamo un bel po' di roba che va tanto di moda adesso e trova la sua apoteosi nell'islandese inventato dei Sigur Rós.

Al netto delle divisioni più o meno tecniche, più o meno azzeccate, più o meno aderenti alla mia visione (quindi corrette), la cosa importante è che anche le persone possono essere rinchiuse in questi quattro quadranti. Dalle fichette straricche del quadrante A, ai fattoncelli ganzi del quadrante B, dagli artistoidi un po' frocetti del quadrante C, fino ai bravi ragazzi del quadrante D. E come in ogni esperimento sociale, tendenzialmente quelli del quadrante A non si immischierebbero mai con quelli del quadrante C o D. Sarebbe come chiedere a Katniss Everdeen di uscire con uno del Primo Distretto o a un Serpeverde di invitare a cena un Grifondoro.

Eppure quello che abbiamo qui è esattamente questo.

Una testimonianza capovolgente di come un ragazzo, idolo degli indie cresciuti a pane e Springsteen, che schifano le ragazze pop-olari, un ragazzo puro, che conosce il rock'n'roll, forse uno dei pochi ancora capace di scriverlo, decide di provare a tutti che forse anche le fiche del quadrante A hanno qualcosa da dire.

Ed è così che Ryan Adams decide di suonare Taylor Swift.

Lei è bella e impossibile, giovane e amata dalla industry, molto più brava a vincere Grammy che a far capire agli intellettualoidi come ne sia stata capace.

Perché è la più grande songwriter della nostra epoca. Questo vuole dirci lo zio Ryan.

E lo sta dicendo proprio a noi hipsteroni, che amiamo la musica impegnata e impegnativa, quella difficile da capire, quella che in meno la conosciamo e più ci piace. Per noi spocchiosi si immola, rischiando di perderci la reputazione, cercando di farci capire che se amiamo davvero la musica, forse dovremmo ascoltare 1989 (quello originale) non giudicando l'autore, ma lasciandoci incantare da suoni raramente ascoltati nel genere, arrangiamenti ricchi e raffinati, parole di una semplicità totalmente poetica. Perché per chi vuole dire qualcosa forse in fin dei conti non c'è sfida più sfidante di quella di farsi capire da più persone possibili.

E con questo cover album Ryan Adams ha fatto capire il talento di Taylor Swift proprio a tutti quelli che non l'avrebbero mai ascoltata perché dannatamente bionda e maledettamente alta.



INTENSITÀ DELLO STOIC PUNCH: 9,2

Se non hai mai ascoltato 1989 perché avevi capito Bryan al posto di Ryan → non preoccuparti, succede a tanti, eccoti il link.

Se hai ascoltato 1989 ma continui a pensare che Ryan Adams abbia trasformato l'acqua in vino → lasciati inebriare da questa bella bionda.

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